Recupero del Credito In Olanda: Come funzionano le Spese Legali

11 Ottobre 2025

  • Paesi Bassi
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Nel contenzioso civile olandese, la regola generale prevede che la parte soccombente debba risarcire le spese processuali della parte vincente. Tale regola è codificata negli articoli 237–240 del Codice di Procedura Civile Olandese (CPCO). Il sistema è forfettario: il tribunale non riconosce le spese legali effettivamente sostenute, ma applica la cosiddetta tariffa di liquidazione. Tale tariffa si basa sul valore della richiesta di risarcimento e sul numero di fasi procedurali. Di conseguenza, il risarcimento concesso copre solitamente solo una parte delle spese processuali effettive.

Oltre alle spese processuali, rivestono un ruolo importante anche le spese di recupero extragiudiziale del credito (buitengerechtelijke kosten). Si tratta di spese sostenute prima dell’avvio del procedimento, come l’invio di lettere di sollecito, la redazione di proposte di accordo o la conduzione di negoziazioni.
Per i consumatori, il legislatore olandese ha introdotto un regime specifico nella Legge sulla Standardizzazione delle Spese di Recupero Extragiudiziali (Wet normering buitengerechtelijke incassokosten – “WIK”).
La legge prevede una tabella percentuale obbligatoria in base all’importo principale del credito. Inoltre, i creditori possono recuperare tali spese solo se hanno prima inviato al debitore la richiesta di pagamento con un  preavviso obbligatorio di 14 giorni.

Nelle relazioni business-to-business, la WIK non si applica:  il tribunale valuta se le spese richieste siano ragionevoli e se sono state effettivamente sostenute. In pratica, i tribunali utilizzano spesso la tabella WIK come punto di riferimento, ma sono liberi di discostarsene. Pertanto, è consigliabile regolamentare esplicitamente la questione delle spese di recupero nei contratti, in modo che, se necessario procedere al recupero del credito, vi sia un patto contrattuale che legittima la pretesta di rimborso da parte del creditore.

Un’importante precisazione riguarda il fatto che le spese extragiudiziali tendono a “cambiare colore” una volta avviato il procedimento. Attività che prima potevano essere qualificate come extragiudiziali (ad esempio, la preparazione di un caso, la raccolta di prove o la redazione di lettere) vengono, dopo l’inizio del processo, riclassificate come attività procedurale. In tal caso, le spese rientrano nella tariffa forfettaria di liquidazione e non sono più recuperabili come voce separata di risarcimento danni. Solo le attività che possono essere chiaramente distinte dalla preparazione del fascicolo del contenzioso, come le negoziazioni di transazione estese, possono ancora essere compensate come spese extragiudiziali.

Un’eccezione rilevante al sistema forfettario si verifica nei casi di abuso di procedura o di condotta processuale illecita. Se una parte agisce in modo manifestamente irragionevole, ad esempio, avviando o proseguendo un procedimento pur sapendo che il caso non ha ragionevoli prospettive di successo, o conducendo il processo in modo vessatorio, il tribunale può condannare la parte soccombente al pagamento integrale delle effettive spese processuali effettivamente sostenute dalla parte vincente.

La Corte Suprema olandese (Hoge Raad) ha confermato questa possibilità in diverse sentenze, sostenendo che tale condotta può essere qualificata come illecito civile (articolo 6:162 DCC), giustificando una deroga alla tariffa di liquidazione. Tuttavia, i tribunali olandesi applicano questa eccezione con grande cautela.

Questo quadro riflette un equilibrio deliberato: da un lato la tutela dei consumatori, dall’altro il recupero limitato dei costi tra parti professionali e una salvaguardia contro il contenzioso abusivo.