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Polonia – Responsabilità personale degli amministratori di una società a responsabilità limitata
2 Ottobre 2025
- Polonia
Il tipo di società più diffuso in Polonia è la Società a Responsabilità Limitata (S.r.l.). Molti investitori scelgono questa forma giuridica per la sua semplicità e i costi ridotti e, spesso – soprattutto nelle realtà più piccole – gli stessi investitori desiderano gestire (o co-gestire) la società, diventando membri del Consiglio di Amministrazione.
Tuttavia, molti di loro non prestano la dovuta attenzione alle conseguenze legali di tale scelta e non sono consapevoli delle responsabilità connesse a questa posizione. Pensano che, se qualcosa va storto e la controllata fallisce, sia sufficiente chiuderla, lasciare i debiti alle spalle e ripartire altrove.
Non è così: i membri del Consiglio di Amministrazione, infatti, possono essere costretti a pagare un prezzo molto alto. Vediamo più da vicino la questione.
Secondo il diritto societario polacco, i membri del Consiglio di Amministrazione di una S.r.l. sono responsabili in solido per i debiti della società qualora questa non sia in grado di soddisfare i propri creditori.
In pratica, per poter agire contro un membro del Consiglio di Amministrazione, il creditore deve prima citare in giudizio la società e avviare la procedura esecutiva. Se tale procedura si rivela totalmente o parzialmente inefficace a causa della mancanza di beni della società – circostanza confermata dall’ufficiale giudiziario – il creditore ha il diritto di citare in giudizio l’amministratore e pretendere il pagamento delle somme non corrisposte dalla società, oltre agli interessi e alle spese legali, comprese quelle dell’avvocato.
Come si può immaginare, le cifre in gioco possono essere molto elevate.
Come può un membro del Consiglio di Amministrazione difendersi dalla responsabilità per i debiti societari?
Dimostrando una delle seguenti circostanze:
- di aver presentato domanda di fallimento nei termini di legge;
- che il tribunale ha avviato nei termini di legge una procedura di ristrutturazione nei confronti della società;
- che il mancato deposito dell’istanza di fallimento o di ristrutturazione nei termini non è dipeso da lui/lei;
- che il creditore non ha subito alcun danno a causa del mancato avvio delle suddette procedure nei termini.
L’onere della prova ricade sul manager. In altre parole, egli deve dimostrare almeno una di queste circostanze, mentre al creditore basta provare l’esistenza di un debito societario non pagato.
Stabilire il “momento opportuno” è fondamentale. Si ritiene corretto presentare istanza di fallimento quando:
- la società per tre mesi consecutivi ha difficoltà a pagare le fatture; oppure
- la società risulta indebitata per un importo superiore al valore delle proprie attività da oltre due anni.
Spesso un segnale inequivocabile che la società è in gravi difficoltà si manifesta quando la banca rifiuta di proseguire il finanziamento o, peggio, revoca il prestito e nessun altro istituto è disposto a concedere ulteriori fondi.
Al contrario, la ristrutturazione può essere avviata quando la società è ancora in condizioni relativamente buone: attraverso un accordo con i creditori per il rinvio o la riduzione di alcuni pagamenti, insieme all’attuazione di misure di risanamento aziendale, la ristrutturazione può riportare la società sulla giusta strada. Nonostante i costi relativamente elevati, la ristrutturazione consente di mantenere la società in vita, superare le difficoltà e tornare a competere.
Quando è troppo tardi o manca un valido piano di recupero, l’unica soluzione rimasta è la liquidazione della società nell’ambito della procedura fallimentare. Anche queste procedure, però, comportano costi: la società insolvente deve disporre di risorse per coprire spese giudiziarie, contabili, compensi del curatore, parcelle degli avvocati, stipendi dei dipendenti e tutti gli altri costi durante il processo di insolvenza.
Se la società non possiede beni sufficienti, il tribunale non aprirà nemmeno la procedura fallimentare; e se, durante la procedura, i fondi dovessero esaurirsi, la procedura verrebbe chiusa.
Se la domanda di apertura della procedura di insolvenza o di ristrutturazione viene presentata troppo tardi, il manager non può liberarsi dalla responsabilità per i debiti della società né per i danni subiti dai creditori a causa del ritardo.
Nei casi più gravi, quando la negligenza del Consiglio di Amministrazione è particolarmente evidente e i danni causati ai creditori dal tardivo deposito dell’istanza di fallimento sono molto elevati, il tribunale può imporre ai membri del Consiglio il divieto di esercitare attività imprenditoriali e di ricoprire cariche societarie.